Mente                       Spirito                         Lettere                        Mondo

Quattro parole per riassumere il percorso di qualunque “azione intellettuale” dell’uomo: di un’idea, un sentimento, una sensazione, uno stato d’animo.

Tutto ha la sua origine nella mente o nello spirito, e passa necessariamente attraverso la tappa successiva (attraverso l’uno o l’altro), si concretizza nella realtà in lettere, che possono essere semplici suoni articolati in parole, oppure segni grafici da porre su di un supporto.

Grazie alla concretizzazione in lettere, è possibile condividere con il mondo ciò che è scaturito dalla mente o dallo spirito.

Il percorso, secondo il mio sentire, segue quattro tappe fondamentali:

  • la creazione: nella mente dell’idea, del sentimento nello spirito, che scaturiscono  nella regione più profonda di noi stessi.
  • la “diffusione”: nella mente o nello spirito. Che sia idea o sentimento, ciò che nasce viene razionalizzato nella mente oppure metabolizzato dallo spirito: si intende che un’idea, per quanto razionale possa essere, viene sempre condizionata dalla sensibilità della persona, da strutture che non sono comprese nella nostra parte  strettamente razionale. L’elemento che nasce si “diffonde”, per così dire, in noi, e può essere necessario del tempo perché trovi il momento per uscire da noi. — L’esempio più calzante credo sia il caso della poesia: ricordo il mio insegnante di letteratura italiana del liceo, un poeta di lunga esperienza, che raccontava spesso dell’attesa (“fermentazione” la chiamava lui) che esiste tra il momento in cui l’idea/sentimento si forma dentro di lui e il momento in cui prende forma più concreta, e si prepara ad “uscire” per posarsi sulla carta.
  • la concretizzazione: sulla carta, nel computer, su qualsiasi supporto che possa ospitare dei segni grafici, oppure semplicemente sotto forma di suono, di parola detta.
  • la condivisione: con gli amici, con i parenti, con le persone che amiamo, con il mondo intero. La condivisione può essere lo scopo della creazione, ma può anche non esserlo: possiamo creare dei versi senza volerli condividere con altre persone, perché li giudichiamo intimi al punto da volerli tenere solo per noi.

La manifestazione di sé mi ha sempre interessata, ma non tanto da un punto di vista tecnico, come potrebbe essere l’aspetto meramente psicologico di un’espressione, ma le modalità stilistiche – artistiche – letterarie di quell’espressione. E la letteratura per me si è rivelata il mezzo più consono per esprimermi e attraverso la quale capire le altre persone. Con una preparazione apposita sono capace di capire un quadro, ma per quanto possa considerarlo bellissimo ed espressivo, per me non sarà mai la stessa cosa rispetto alla lettura di un brano di testo.

Per me le lettere sono il mezzo espressivo per eccellenza, grazie alle quali riesco ad andare oltre a ciò che vedo davanti a me (il cosiddetto “leggere tra le righe”), anche se questo non vuol dire che le altre manifestazioni (artistiche, tecniche) dell’io siano inferiori. Semplicemente, rispondono meglio alla mia sensibilità.

E’ stata la letteratura dell’antichità a prendermi per mano e ad accompagnarmi nella mia crescita. Nonostante la mia netta predilezione per la letteratura classica latina e greca, questa non è sempre stata il mio interesse principale: le lingue moderne mi sono sempre state vicine, e grazie ad esse ho imparato ad amare i suoni di ogni popolo, a pormi davanti a tutte le culture senza (troppi) pregiudizi.

E’ stato attraverso la conoscenza della cultura moderna e dei suoi continui richiami all’antichità che mi sono volta allo studio di quest’ultima, alla quale siamo in parte ancora connessi ma anche dalla quale siamo anche irrimediabilmente disconnessi. Ed è stato guardare alla classicità e al suo sviluppo e caduta con ingenuità appassionata che ho visto come le civiltà cambiano, con esse la cultura e la lingua, ma come l’uomo invece non cambi mai.

La storia delle lettere è indissolubilmente legata a quella dell’uomo: senza di esse l’uomo non può vivere. Se intendiamo le lettere come equivalenti dei fonemi, ovvero dei suoni emessi dall’animale uomo, allora la data di nascita delle lettere e dell’uomo coincidono. Se invece le consideriamo segni grafici posti su di un supporto, allora sono un po’ più giovani dell’uomo.

E per quanto il greco non sia più lo stesso, il latino sia morto, l’italiano si arricchisca sempre di più di parole anglosassoni, il giapponese elabori sistemi di linguaggio per trascrivere le parole straniere, ciò che non cambia è che l’uomo per esprimersi usa sempre le lettere: lettere scritte, digitate, dette, dipinte, graffiate, cantate. E’ l’uso dello stesso mezzo di comunicazione per migliaia di anni che mi seduce, è ciò che è racchiuso nella scelta di una parola invece che di un’altra ad interessarmi, è la possibilità di aprire le porte di interi mondi con delle “parole-chiave” di un testo che mi conquista.

Detto altrimenti, sono le lettere, in tutte le loro forme, che costituiscono l’ossatura del mio mondo.

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