Meditazione Anapanasati

Anapanasati significa

“piena consapevolezza del respiro”.

Questo esercizio meditativo è un modo per rilassarsi e per liberare la testa da tutti i pensieri.

Come dice la parola, il focus di questo tipo di meditazione è la respirazione, come processo continuo che permette di vivere (e per questo dobbiamo essere contenti).

Non c’è una posizione particolare da assumere, l’importante è che il respiro fluisca liberamente, senza essere forzato: si può stare seduti, in piedi, a loto, come si vuole. L’importante è che respiro e mente siano liberi.

Un metodo semplice per iniziare la pratica della meditazione Anapanasati consiste nel visualizzare e contare dei numeri, in questa sequenza:

1-1 2-2 3-3 4-4 5-5

il numero è ripetuto perché va “contato” una volta durante l’inspirazione e un’altra durante l’espirazione;

poi si prosegue

1-1-2-2-3-3-4-4-5-5-6-6

1-1-2-2-3-3-4-4-5-5-6-6-7-7

poi 1-8, 1-9, 1-10 e poi si riparte dal punto 1-5.

Attenzione però: se si sbaglia bisogna ricominciare daccapo! Bisogna cercare di essere umili e ammettere di dover ricominciare, bisogna cercare di non scocciarsi: il tempo che si dedica alla meditazione è solo quello che vogliamo noi, non ci sono limiti minimi o massimi, anche se sarebbe bene dedicarvisi almeno un quarto d’ora al giorno.

Richiede concentrazione, che è quello che vogliamo, dato che bisogna liberare la mente da qualsiasi altro pensiero. E’ un metodo utile per un principiante, perché non è assolutamente facile liberare la mente e tenerla vuota per tutto il tempo in cui si medita.

Svuotare la mente significa che nel momento in cui si medita non si deve lasciare la mente a vagare per gli affari suoi, perché lo fa già tutto il giorno: se invece ci “concentriamo” sui numeri nell’Anapanasati, la mente non trova la possibilità di sfuggirci, e perciò riusciamo a non pensare. Il vuoto ovviamente è molto difficile da mantenere, quindi non stupitevi se all’inizio non riuscite o riuscite solo per qualche secondo. Con la pratica si migliora senza dubbio, e ci vuole comunque costanza.

Sopraggiungono spesso pensieri che non vengono formulati coscientemente dalla mente, e dei quali ci si accorge solo qualche momento dopo, ma nel momento in cui ci si è accorti della disattenzione, abbiamo magari già perso il conto dei numeri: qui si tratta di fare pratica con una certa costanza e imparare a rafforzare la propria mente.

L’attenzione poi non deve essere rivolta solamente ai numeri, ma deve comprendere l’intero processo di penetrazione dell’aria all’interno del corpo, come quando si guarda un oggetto con attenzione e vediamo anche gli altri oggetti intorno, senza però prestarvi particolare attenzione. Quando ci concentriamo sul respiro, rivolgiamo l’attenzione al normale processo di respirazione, “osserviamo” il respiro come fossimo degli spettatori, senza forzare il respiro e semplicemente lasciandolo andare: il processo è molto naturale, ed è molto più facile a farsi che a dirsi.

L’esercizio prevede l’uso dei numeri, ma come già detto si può focalizzare l’attenzione su altri elementi. L’importante è che abbiano a che fare con la respirazione, perché quello a cui punta questo esercizio di meditazione è appunto la “piena consapevolezza del respiro”. Molti insegnanti (tra cui la mia) consigliano di focalizzare l’attenzione sul punto in cui l’aria entra in noi, come le narici.

Io per ora conto ancora, e sono alcuni mesi che porto avanti questo esercizio meditativo, e mi concentrerò sulle narici solo quando mi sentirò di farlo, dato che mi sembra che per ora i numeri vadano più che bene.

Personalmente cerco di dedicare alla meditazione almeno 5 minuti alla mattina, prima di colazione, e poi la sera, mezz’oretta prima di andare a dormire. Durante il giorno dedico un’ora al reiki, ma questa è un’altra storia (di cui parlerò in un altro momento).

Mi sono avvicinata alla meditazione perché l’esperienza universitaria per me è molto stressante, e i mal di testa e i cali di concentrazione sono frequenti, specie durante le sessioni d’esame. Quando studio e mi trovo a non riuscire più ad “assorbire” nessun dato devo fermarmi, ma poi prima di riprendere passano anche ore, ed è tempo “sprecato”. Con la meditazione invece riesco a svuotare la testa dai pensieri che mi distraggono dallo studio: accendo una candelina profumata, prendo la playlist che mi sono creata su Spotify e so che quei 5 minuti sono di ricarica per le mie batterie. In caso di mal di testa ci metto un po’ di più, finché non sento che il mal di testa passa.

Poi la cosa migliore, per me, è preparare un buon tè o una tisana e rimettermi sui libri dopo qualche minuto.

C’è da considerare che il mal di testa che trovo essere “curabile” con la meditazione è un mal di testa da stress, da nervoso, da studio prolungato per troppo tempo, da sforzo. Soffrendo di sinusite e bassa pressione (le ho tutte) sono in grado di riconoscere quando ho un mal di testa che mi può passare con la meditazione; infatti, se si tratta di bassa pressione, la meditazione non mi aiuta, ma un bastoncino di liquirizia e magari anche una tisana alla liquirizia sì!

In ogni caso, questo mio intervento ovviamente non è un libretto di istruzioni, ma una proposta su come si può affrontare un problema riguardante lo studio e lo stress. E, aggiungo, ciò che ho scritto qui proviene dalla mia esperienza personale e da ciò che ho imparato in questi mesi parlando con la mia insegnante. Putroppo, non ho ancora avuto il tempo di leggere dei libri a proposito della meditazione, ma spero di riuscirci presto.

A questo proposito, qualche titolo interessante per una lettura sulla meditazione?

 

[immagine di http://tuasalute.altervista.org ]

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